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La maschera, l'elemento più personale delle armature dei Samurai

01 Marzo 2018

menpo MunenaoLe maschere, funzionali al fine di proteggere la testa e il volto del guerriero dalle ferite, furono aggiunte alle armature dei samurai intorno al 14° secolo.

Le tipologie di maschere in uso in Giappone erano 4: happuri, utile a proteggere fronte e zigomi, hanbō, studiata per coprire la parte inferiore del volto, partendo da sotto al naso e fino al mento di chi la indossava. Le altre due erano il somen, che proteggeva il volto nella sua interezza, e il menpo, pensato per salvaguardare la zona che va dagli zigomi al mento, incluso il naso.

Questi elementi di completamento dell'armatura divennero, col tempo, uno simbolo utile a indicare il valore e il grado del samurai.
La protezione del viso poteva essere prodotta in pelle o forgiata in ferro. Talvolta la maschera veniva finita con uno strato di lacca.

La gran parte delle maschere aveva una piccola apertura nella parte inferiore al fine di far scorrere via il sudore. Si trattava di un prodotto talmente perfetto che poche altre modifiche potevano essere fatte per migliorarle. Tra il 14° e il 16° secolo, infatti, l'unica modifica di rilievo alla maschera che accompagnava l'armatura dei samurai fu quella relativa all'aggiunta del nodowa, un elemento funzionale alla protezione della gola, che duplicava la protezione del tare, una fila di pistre che pendeva dal menpo.

Le maschere dei samurai sono oggi famose per i loro terribili ghigni, le smorfie, i lunghi baffi creati con la criniera dei cavalli o addirittura gli animaleschi denti che su di esse venivano raffigurati. Lo scopo principale della maschera, oltre a fornire protezione a chi la indossasse, era quello di rendere più spaventosa l'armatura del samurai, spesso richiamando personaggi del teatro giapponese dell'epoca.  

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