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Netsuke: Arte funzionale?

29 Marzo 2017

Mi accorgo spesso di quanta confusione ci sia riguardo ai netsuke e al loro uso originario; non mi riferisco solo a chi ancora li etichetta come "bottoni giapponesi", ma anche a collezionisti ed esperti che hanno vuoti di conoscenza su come e perchè i netsuke sono nati e si sono sviluppati.

Come forma d'arte, i netsuke sono ben riconoscibili: si tratta di sculture in miniatura dei più disparati soggetti (per lo meno quando si parla dei più conosciuti katabori netsuke) spesso eseguiti con straordinaria maestria. Ma cosa sappiamo di come fossero considerati e utilizzati in Giappone al tempo in cui furono realizzati?

Attorno alla metà del periodo Edo, verso il XVIII secolo, sia gli uomini che le donne indossavano un tipo di kimono chiamato kosode ("a manica piccola"), un abito senza tasche chiuso con una fascia, chiamata obi, attorno ai fianchi. Ma mentre le donne usavano riporre piccoli oggetti all'interno delle maniche, gli uomini portavano i loro accessori appesi a questa fascia; i sagemono (letteralmente "cose sospese") potevano essere borsellini, sacche di tabacco o inrō in lacca all'interno di cui si riponevano sigilli ed erbe medicinali. Ognuno di questi era legato ad una doppia corda di seta di circa 20 cm al termine della quale era legato un netsuke: quando il sagemono era indossato la corda era quindi posta dietro alla obi, con il netsuke in alto a mo' di fermo. Per questa ragione i netsuke sono sempre forniti di due fori nella parte inferiore o posteriore, detti himotoshi, dentro i quali si fissavano le corde. Nei netsuke più antichi, quelli veramente utilizzati come spiegato, troviamo spesso un foro più grande e uno più piccolo: i due cordini venivano infilati assieme nello stesso foro e poi annodati, così che il nodo venisse nascosto dentro il foro più largo del netsuke.

Quindi cosa possiamo dire dei netsuke con himotoshi piccoli o di quelli senza proprio i due fori (ma che presentano aperture chiamate "himotoshi naturali")? Come mai troviamo spesso netsuke di eccezionale qualità ma che sembrano davvero fragili e inadatti ad un vero utilizzo? Quello che possiamo vedere nei dipinti e nelle stampe del periodo Edo è che i netsuke vengono sempre raffigurati come rotondi, quindi di tipologia  manjū o kagamibuta: si tratta di netsuke tondi, intagliati o con applicazioni in metallo, molto resistenti e comodi da usare, poichè restavano piatti sul corpo e non si impigliavano nel kimono. È quindi verosimile che a un certo punto, diciamo verso il 1820, i katabori netsuke cominciarono ad essere eseguiti ed acquistati più come una forma d'arte che come oggetti funzionali: questo spiegherebbe inoltre come mai i pezzi più antichi mostrano segni di usura e differenti patine sul davanti e sul retro, mentre quelli del XIX secolo sono spesso in condizioni pari al nuovo.

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