10 Ottobre 2018

 

La rilevanza della calligrafia in Giappone è testimoniata non solo dal grande numero di opere d’arte che includono testi e scritti, ma anche dall'attenzione dedicata all’artigianato degli utensili di questa forma d’arte. 

Sebbene le scatole da scrittura (suzuri-bako, “scatole per l’inchiostro”) siano concepite per la funzione pratica di contenere gli strumenti da scrittura, sono spesso esempi straordinari di opere d’arte in lacca. Le pietre da inchiostro venivano realizzate con una pietra leggermente abrasiva, per facilitare la levigatura di inchiostri solidi (sumi) con l' acqua durante la preparazione dell’inchiostro diluito. L’inchiostro dissolto si accumula nella parte più profonda della pietra e il calligrafo può così controllarne la densità regolando la quantità di acqua utilizzata.

La quantità d’acqua può essere controllata attraverso l’utilizzo del  versatoio (suiteki) elemento sempre presente nella suzuribako.  A volte possono essere inclusi nel set da scrittura un piccolo coltello (kogatana or tōsu) e un supporto per la barretta di inchiostro (sumi-basami). 

 Mentre in Cina i “Quattro tesori dello studio” (pennello, barretta di inchiostro, pietra da inchiostro e carta) venivano solitamente tenuti nel tavolo da scrittura, le scatole da scrittura nacquero e vennero perfezionate in Giappone. Molte suzuribako sono riccamente decorate in lacca maki-e e hanno una funzione decorativa oltre a quella funzionale di conservare gli strumenti da scrittura.

Le suzuribako in legno vennero costruite in Giappone a partire dal 10º secolo, come testimoniato da dipinti risalenti al periodo Heian (794–1185).

 

 

Durante il periodo Kamakura (1185–1333)  le suzuribako avevano solitamente due piccoli vassoi al loro interno posizionati ai due lati della pietra da inchiostro, per contenete i pennelli e altri oggetti. Più tardi, durante il periodo Muromachi (1392–1573), vennero realizzate numerose celebri scatole da scrittura in maki-e, spesso decorate con soggetti che richiamavano riferimenti letterali alla letteratura classica giapponese. Le poesie venivano raffigurate visivamente  ma la composizione conteneva spesso caratteri corsivi nascosti che dovevano essere letti insieme agli elementi pittorici. La decorazione era composta affinché continuasse all’interno e sui lati. Esistono  una notevole varietà  di conformazioni differenti dell’interno della scatola: possiamo trovare accanto alla pietra da inchiostro  uno o due vassoi o pannelli di supporto. Da metà del 16º secolo le scatole  e i tavoli  da scrittura (bundai) venivano confezionati corredati. Le scatole da scrittura del periodo Momoyama (1573–1615) sono riconoscibili per i loro decori audaci: questo nuovo stile caratterizzato da composizioni asimmetriche, spesso raffiguranti erbe autunnali eseguite in maki-e (hiramaki-e) viene associato al tempio Kōdaiji di Kyoto (Kōdaiji maki-e).

Durante il periodo Edo (1615–1868), furono introdotte nuove forme e strutture delle scatole insieme ad un’ampia varietà di motivi decorativi, incluse allusioni alla letteratura classica o a decorazioni tipiche di atre forme d’arte o okimono. Hon’ami Kōetsu (1558–1637) delineò un nuovo stile personale che fu consolidato in seguito da Ogata Kōrin (1658–1716): questo stile che venne chiamato “Rinpa” rimase in voga fino alla fine del 19º secolo. Un altro artista dallo stile inconfondibile fu Ritsuo (Ogawa Haritsu, 1663–1747), l'eccentrico maestro della lacca, che creò scatole da scrittura con decorazioni e tecniche non convenzionali come l'inclusione di intarsi in ceramica, metallo o lacca rossa.

Durante il periodo Meiji (1868–1912) insieme all'emergere di forme innovative di scatole da scrittura e decorazioni che riflettevano la sensibilità modernista, furono ripresi i disegni e gli schemi decorativi classici e furono prodotte copie di scatole famose.

 

 

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