Modello di falco in ferro articolato - Jizai Okimono

Periodo Edo, XIX secolo 

Altezza: 23,5 cm

 

Questo falco in ferro è costituito da numerose piastre articolate all’interno del corpo dell’uccello, che permettono di muovere in modo relativamente fluido la testa, le ali e gli artigli.  Le piume, finemente cesellate, si muovono singolarmente e si possono dischiudere. Il becco è realizzato in shibuichi

L’incredibile maestosità e le caratteristiche predatorie dei falchi, come il becco aguzzo, gli occhi acuti, e i lunghi artigli adunchi, li hanno resi protagonisti fin dal periodo Muromachi, di numerose metafore sull’allenamento marziale e sullo spirito del guerriero.

I samurai trovarono nella natura coraggiosa e audace di questi rapaci la perfetta rappresentazione  dei loro valori, diventando così motivo ricorrente nella pittura. 

Catturare e allevare falchi costitutiva uno status-symbol per la classe guerriera.

Tokugawa leyasu aveva una sfrenata passione per i falchi e tutti gli shogun che gli succedettero, ereditarono lo stesso interesse.

Gli Jizai Okimono che rappresentano falchi, sono estremamente rari. L’esemplare più antico conosciuto, è conservato al museo nazionale di Tokyo, firmato Mychin Kiyoharu e risalente al XVIII secolo, mentre pochi  si trovano in collezioni private. 

A differenza della maggior parte di jizai okimono raffiguranti falchi che presentano gambe innaturalmente lunghe, questo è molto realistico e proporzionato. 

Gli Jizai okimono sono figure di animali realizzate in maniera naturalistica. I corpi e le zampe sono articolati e possono essere mossi in maniera davvero verosimile, come se appartenessero ad animali veri e propri. Tra queste figure, possiamo trovare rappresentazioni di draghi, uccelli, pesci, serpenti, aragoste, granchi e insetti. Il termine "jizai okimono" sembra essere abbastanza moderno: nella Chicago World's Columbian Exposition del 1893 l'artigiano Itao Shinjiro mostrò un okimono articolato che fu descritto come kusshin jizai tsubasa no okimono (un okimono con ali che si muovono liberamente sia dentro che fuori) e  ritroviamo la parola jizai utilizzata nello stesso contesto sulla scatola di un drago articolato acquistato dal Museo Nazionale di Tokyo nel 1911. Nell'unica iscrizione nota su di una scatola del periodo Edo che si riferisce a uno di questi (un piccolo drago) viene chiamato bunchin (fermacarte).

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Nr. Inventario: 1696

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