Kirigane: le applicazioni in ferro degli elmi giapponesi

28 Settembre 2020

Sviluppatasi a Nara nelle prime fasi del periodo Muromachi (1333-1573), la scuola Haruta fu certamente uno dei più importanti poli per la costruzione di armature in Giappone. Gli armaioli provenienti da questa regione si specializzarono nella progettazione del kabuto, contribuendo alla sua affermazione come elemento chiave dell’armatura giapponese. Il modello più celebre che viene attribuito a questa scuola è quello chiamato akoda-nari kabuto, un particolare tipo di suji-bachi kabuto dalla caratteristica forma bombata più alta nella parte posteriore, che ricalca il profilo di una zucca. I fabbri Haruta svilupparono successivamente altre forme di elmo più adatte alle tosei gusoku e affinarono un certo gusto per le applicazioni in ferro, che fungevano sia da decorazione che da protezione aggiuntiva. Tali applicazioni, dette kirigane, letteralmente “metallo ritagliato”, nacquero come semplici losanghe in ferro, più o meno grandi, e andarono via via raffinandosi in disegni finemente lavorati. Grazie al prestigio accumulato nel corso dei decenni, diversi membri della scuola vennero chiamati in province lontane per soddisfare le commissioni di altri daimyō ed è interessante notare come le due principali scuole che si svilupparono da quella Haruta, la Unkai e la Saika, utilizzarono proprio il kirigane come impronta caratteristica delle loro produzioni. Possiamo individuare alcune peculiarità tra i vari tipi di kirigane utilizzati nelle regioni di tali scuole: mentre nella zona di Kaga, dove la scuola Unkai lavorava per i raffinati daimyō Maeda, i kirigane diventano molto leziosi e tridimensionali, con motivi di nuvole e rami di ciliegio, nell’area di Saika si risente anche dell’influenza coreana e le applicazioni, seppure complesse, restano sempre piatte e basate su girali e linee geometriche.

 
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