Scuola Rimpa
Studio di Tawaraya Sôtatsu
Inizio del periodo Edo, XVII secolo
fiori e piante delle quattro stagioni
Coppia di paraventi a due ante, ognuno 159 x 161 cm
Inchiostro, pigmenti e oro su carta; montatura in broccato.
Grande sigillo tondo “Inen” in inchiostro rosso.
Composizioni di questo tipo prendono il nome di hyakkazu, letteralmente “moltitudine di fiori”. Questa complessa disposizione di mazzi e cespugli floreali si sviluppò verso la metà del diciassettesimo secolo e divenne una specialità dello studio di Tawaraya Sôtatsu, il fondatore della scuola Rimpa, attivo dal 1600 al 1642. Altri atelier di pittura diretti dai discepoli di Sôtatsu continuarono ad esistere fino alla fine del diciassettesimo secolo ma l’identità di tali artisti rimane ancora oggi un mistero. Molti infatti non firmarono le loro opere, limitandosi ad apporre uno dei sigilli di Sôtatsu, specialmente il grande sigillo Inen tondo rosso che appare anche su questi due esemplari. Solo di due tra gli allievi di Sôtatsu si conosce il nome, Tawaraya Sosetsu (attivo ca. 1640-50) e Kitagawa Sosetsu (attivo ca. 1680-90). Nel 1642 Tawaraya Sosetsu divenne il pittore ufficiale per il clan Maeda, daimyô della provincia di Kaga (prefettura di Ishikawa) e aprì la propria bottega a Kanazawa, dove si trovava il castello dei Maeda.
I paraventi sono astratti e decorativi in una maniera che è tipica della pittura giapponese, ma allo stesso tempo la descrizione è naturalistica, e non solamente per l’attenzione alla descrizione dei singoli dettagli delle circa 30 specie rappresentate, ma anche per l’arrangiamento generale delle piante.
Sebbene si fosse diffuso un interesse per la botanica anche presso lo shôgun e diversi daimyô, questi paraventi hanno probabilmente una committenza di tipo aristocratico. Il motivo dei fiori sparsi su una superficie dorata era infatti tipico dell’estetica Yamato-e, lo stile favorito dalla nobiltà. Dipinto senza contorni e con l’utilizzo di colori molto diluiti in certe zone del dipinto, questo stile viene definito “senza ossa” (mokkotsu). La delicatezza e la raffinatezza di questo modo di dipingere si identifica certamente con il carattere elegante dei committenti, contrapposto al vigore del monocromatismo ordinato e alle forme dure e virili della scuola Kano, scelta come rappresentativa della classe militare. La tecnica tarashikomi – qui chiaramente visibile nelle foglie – è quasi un marchio della scuola Rinpa: consiste nel far cadere una goccia di colore molto acquoso o di inchiostro su una zona in cui un altro colore non si è ancora asciugato, creando così una sorta di macchia irregolare in cui i colori si fondono.
Il sigillo Inen fu utilizzato da Sôtatsu e dai membri della sua scuola sia da solo che combinato con una firma. Si ipotizza che questo sigillo indichi il nome d’arte di Sôtatsu o il nome dello studio da lui fondato, ma non ci sono documenti che avvallino alcuna ipotesi. Sui lavori direttamente attribuibili a Tawaraya Sôsetsu il sigillo è grande e rosso, come quello presente in questi paraventi.
Le piante sono quasi tutte ben individuabili. Partendo da destra troviamo le piante primaverili e estive, con varietà di dicentra, equiseto, kerria, montbretia, malva, scabiosa, alisso, campane di corallo, peonia, garofano selvatico, clematide, dente di leone, papavero e trifoglio. Sul paravento di sinistra iniziano poi le piante autunnali e invernali: tricosanthes, lespedeza, patrinia, campanula, erba della pampa (eulalia), malvone, garofano selvatico, cardo, crisantemo, geranio, aster e margherita.