Fiori e alberi delle quattro stagioni

Coppia di paraventi a sei ante; inchiostro, colore, gofun e foglia d'oro su carta

Scuola Kyoto Kano (Kyō-Kano)

Attribuiti a Kano Sansetsu (1590-1651)

Firma: Sansetsu

Sigillo: Jasokuken

170 x 375 cm

 

Un ciliegio nodoso in piena fioritura e un salice coperto di neve incorniciano la composizione di questa coppia di paraventi che raffigurano fiori e alberi delle quattro stagioni. Le azalee rosse e bianche e l'erba bassa di bambù (kumazasa) sotto il ciliegio completano l'immaginario stagionale della sua fioritura, mentre le camelie rosa e bianche e alcuni germogli di gelso (yabukōji) aggiungono tocchi di colore sotto il salice invernale. Ortensie e garofani (nadeshiko) annunciano l'arrivo dell'estate nel quinto e sesto pannello del paravento destro e nei primi tre pannelli del paravento sinistro crisantemi, campanule blu (kikyō), patrinia (ominaeshi) e fragrante eupatorium (fujibakama ) indicano l'avvento dell'autunno. Gli alberi della primavera e dell'inverno assumono i ruoli più importanti dal punto di vista compositivo, ma se visti insieme i paraventi presentano un passaggio uniformemente ritmato attraverso le quattro stagioni dell’anno.

Fiori e alberi delle quattro stagioni discende da una lunga tradizione della pittura giapponese, a partire da paraventi tardo medioevali che spesso, ma non sempre, includevano la presenza di uccelli. I pittori di questi prototipi dispiegavano normalmente su una coppia di paraventi a sei ante vari uccelli e fiori, alberi fioriti e altre piante, raffigurate nei momenti dell'anno in cui sono più belli per rappresentare la progressione stagionale in un unica scena. Combinazioni simultanee di ciliegi in fiore e foglie di acero autunnali color ruggine conferiscono a queste opere un'aura paradisiaca e ultraterrena, che potrebbe essere ulteriormente esaltata dalla presenza di uccelli esotici o di buon auspicio come pavoni o gru.

 La nostra coppia presenta in particolare solo piante originarie del Giappone, molte delle quali ricorrevano di frequente nei poemi waka giapponese quando questi furono dipinti nel XVII secolo. Una bassa recinzione nelle ante esterne di entrambi i paraventi riordina ulteriormente la composizione con il suo sottile suggerimento di una presenza umana invisibile, suggerendo che stiamo sbirciando in un giardino. Queste semplici recinzioni presentano poi caratteristiche che evidenziano lo scorrere del tempo: quella nel paravento a destra è stata appena costruita con bambù verde fresco (il cui colore sbiadisce  col tempo in un marrone dorato) e giunchi, mentre quella nel paravento di sinistra è realizzata esclusivamente da fasci di giunchi o canne. Spazi vuoti nella recinzione del paravento di sinistra mostrano la sua usura e aggiungono un elemento di rusticità.

Entrambi i paraventi mostrano la mano esperta del pittore nella composizione delle immagini. Per cominciare, i fiori di ciliegio non sono stati semplicemente dipinti ma costruiti con una pasta bianca di conchiglia (gofun), che li fa emergere a bassorilievo dalla superficie della pittura. La stessa tecnica è stata utilizzata per i fiori di crisantemo bianco nel paravento di sinistra. Rivestiti da innumerevoli quadrati di foglia d'oro su ogni pannello, i paraventi quasi non mostrano profondità prospettica, fatta eccezione per la  leggera inclinazione dei due recinti e per le nuvole d'oro che scendono sulle cime dei ciliegi e dei salici. Questo trattamento astratto dello spazio pittorico, in cui un'applicazione uniforme di foglia d'oro lucida elimina la necessità di dipingere altro, è una caratteristica dei primi dipinti moderni su paravento che troveranno la loro massima espressione nelle opere di artisti Rimpa come Tawaraya Sōtatsu ( m. circa 1640) e Ogata Kōrin (1658-1716). Le forme costruite dei petali, i contorni forti dell’inchiostro, le pennellate descrittive sul ciliegio e la forma sinuosa del salice sono caratteristiche tecniche e stilistiche che mostrano che il presente lavoro è opera di un pittore della scuola Kano, probabilmente attivo a Kyoto verso la metà del XVII secolo.

Il recinto di giunco ​​annodato, ad esempio, è un motivo che appare in primo piano nei dipinti a pannelli che Kano Sansetsu (1590-1651), i cui sigilli e firme compaiono negli angoli esterni inferiori della nostra coppia, produssero per Tenkyūin, un sotto-tempio del monastero Myōshinji, nel 1631. Sansetsu fu il secondo caposcuola della famiglia Kano di Kyoto, che rimase nella vecchia capitale dopo che suo cugino Tan'yū (1602-1674) trasferì le principali produzioni a Edo, la capitale dello shogunato. Conosciuto parimenti per i suoi interessi accademici - ha scritto per primo diversi capitoli della storia della pittura giapponese, che suo figlio Einō ha poi pubblicato come Honchō gashi alla fine del 1600 - e per il suo stile pittorico idiosincratico, Sansetsu fu a capo di una scuola che produsse dipinti, paraventi, e fusuma (ante scorrevoli) per i principali templi e membri dell'aristocrazia di corte. Poiché al ciliegio e al salice mancano le forme scultoree arrotondate e non mostrano l'insistenza angolare degli alberi di Sansetsu, è difficile attribuire con sicurezza l'attuale opera a questo artista. La firma "Sansetsu" e il sigillo "Jasokuken" appaiono con identica combinazione su opere sopravvissute dell’artista, e ciò potrebbe indurci a ipotizzare che i paraventi siano stati dipinti da un assistente e che siano stati poi firmati con il nome del maestro pittore.

 

Matthew McKelway

Professore di storia dell'arte giapponese, Columbia University

Fascia di prezzo: Oltre 50.000€

 

N. INVENTARIO: byo-1551

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